Dall’8 agosto al 23 settembre. Se guardo indietro a questo mese e mezzo abbondante passato in Ematologia al San Bortolo di Vicenza, mi sembra ancora un incubo ad occhi aperti. Chi ha provato la GvHD acuta intestinale e cutanea sa di cosa parlo: 15-20 scariche al giorno, la pelle a fuoco che si desquama, le infezioni striscianti come il CMV e la cistite da BK virus.
Ma ieri, finalmente, è arrivata la lettera di dimissione.
Il bilancio di un mese e mezzo duro
In ospedale non si sono risparmiati: per domare la reazione del trapianto abbiamo dovuto tirare fuori l’artiglieria pesante, affiancando agli steroidi ad alte dosi la seconda linea con Ruxolitinib e le prime sedute di fotoaferesi extracorporea (ECP). Ci sono stati giorni in cui ero letteralmente uno straccio, svuotato di energie e sostenuto solo dalla nutrizione parenterale via CVC e dall’infinita pazienza di mia mamma e della mia ragazza.
Tornare nel proprio letto
Uscire dal reparto con una borsa piena di farmaci fa un po’ impressione, non lo nego. Il quadro è migliorato (le scariche sono scese a 6-10 al giorno e la pelle sta cicatrizzando), ma la gestione a casa sarà impegnativa.
Eppure, ieri sera, quando mi sono sdraiato nel mio letto, senza il bip costante delle pompe di infusione e con il silenzio di casa mia, ho risentito quel senso di pace che in ospedale semplicemente non esiste. Barcollo ancora parecchio, ma essere a casa è già la prima vera vittoria.